Giuseppe Bossi e Raffaello

Opere dalle collezioni civiche e private

E’ aperta a palazzo Cicogna, per ora solo in modalità virtuale, la mostra “GIUSEPPE BOSSI E RAFFAELLO – OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE E PRIVATE”.

La mostra rappresenta il contributo bustocco all’evento diffuso “Raffaello. Custodi del mito in Lombardia” ed è strettamente legata alla rassegna “Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco”: a Palazzo Cicogna sono infatti esposti per la prima volta inediti bossiani provenienti da collezioni private e le opere del pittore bustocco custodite dalle Civiche Raccolte, oltre a oggetti a lui appartenuti e mai esposti prima d’ora.

Le opere di proprietà privata in mostra sono tratte dalla collezione del bustocco Gian Carlo Carnaghi e da quella torinese degli eredi Bossi. Alcune sono state prestate da Il Bulino antiche stampe.

La mostra vuole illuminare momenti biografici e della creazione artistica di Giuseppe Bossi che maggiormente risentono dell’influenza di Raffaello. Due aspetti sono privilegiati: la formazione artistica iniziale con la fondamentale permanenza a Roma e la rielaborazione matura di alcuni temi figurativi desunti dall’Urbinate.

Giuseppe Bossi, nato a Busto Arsizio nel 1777, ha sempre attirato l’attenzione degli studiosi e dei collezionisti bustocchi, che fin da inizio Novecento hanno riconosciuto il pregio delle sue opere grafiche e pittoriche, salvandole dall’oblio e dalla dispersione.

Di famiglia agiata si formò in scuole d’eccellenza come il collegio San Bartolomeo dei padri Somaschi di Merate e il Collegio Reale di Monza. Frequentò l’Accademia di Brera per poco meno di un biennio e sul finire del 1795 decise che avrebbe completato a Roma la sua formazione a diretto contatto con i capolavori d’arte antica.

Tornato a Milano diventò, giovanissimo, nel 1801, segretario dell’Accademia di Brera, che solo poco prima frequentava da studente. In questo ruolo fino al 1807 segnò profondamente con le sue riforme la vita di questa istituzione.

Negli anni a venire, ritiratosi a vita privata ma con incombenze di rilievo pubblico, produsse una copia pittorica del Cenacolo di Leonardo e un volume assai apprezzato.

Tentò di avviare una Scuola speciale di pittura, che tuttavia ebbe vita effimera, ma soprattutto accumulò una superlativa collezione d’arte (si ricorda almeno il Cristo morto di Mantegna) e una biblioteca ricchissima, entrambe disperse dopo la morte, nel 1815.

In attesa di poter riaprire il museo, sulla Web TV della Città di Busto Arsizio, è a disposizione il video di una visita guidata

dalla vicesindaco Manuela Maffioli e dal curatore Silvio Mara.

La mostra, il cui termine era inizialmente previsto fino al 7 marzo, è prorogata al 2 maggio.

Per informazioni:
Ufficio Musei 0331 390352
museibusto@comune.bustoarsizio.va.it

Si ringraziano gli sponsor: Autocentauro, Piergiorgio Piergentili Assicurazioni Generali, Studio A&A.

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